Out of the Hospital
sabato, 25 ottobre, 2008, 13:47 - Personale, Scienza, Alimentazione
Per chi ancora non lo sapesse ho passato l'ultima settimana (da giovedì notte a mercoledì pomeriggio) in ospedale ed ora, finalmente, ne sono uscito. Dato che non ho voglia di ripeterlo un milione di volte faccio qui il riassunto di cose mi è successo e del perché, così che possiate prendermi meglio per il culo! :D
Avevo deciso di riprendere a nuotare in piscina, dopo più di dieci anni che non lo facevo. Ai tempi ero piuttosto bravo e nuotavo al livello della pre-agonistica, quindi avevo intenzioni di riprendere da li.
L'idea era di fare un "corso" che avesse senso, quindi si escludevano automaticamente tutti quelli in cui si insegnano gli stili dato che li so già fare, che mi costringesse a una certa regolarità e che mi forzasse a fare una sequenza sensata di vasche e stili.
Cercando ho trovato un corso di "nuoto master" che puntava ad allenare i partecipanti e, contemporaneamente, a perfezionare lo stile: mi sembrava perfetto. L'unico dubbio che avevo, perché lo avevo, era di non essere più tecnicamente in grado di partecipare (10 anni sono tanti) e di non essere abbastanza in forma per reggerlo.
Così mi sono presentato e ho chiesto di fare una lezione di prova che mi è stata concessa. Un'ora di nuoto.
Da qui inizia tutto.
Mi sono tuffato in piscina al comando delle, classiche, "10 vasche a stile", mi sembrava di tornare ai vecchi tempi.
Tutto bene fino alla quarta quando ho cominciato a sentire che le braccia, dopo così tanto tempo di inattività, facevano fatica a muoversi. Mi davano la sensazione che capita di provare quando si fa uno sforzo che non si fa da molto...quella specie di "tensione residua" associata alla "lentezza nella distensione del muscolo", segnali che notoriamente significano "stai esagerando".
Anche il fiato risultava corto, sono dovuto passare rapidamente alla respirazione ogni 2 bracciate anziché ogni 3.
Finisco le 10 vasche con la chiara sensazione di aver fatto il passo più lungo della gamba. Sono sul punto di dire "scusate, ho sparato una cazzata, meglio se faccio qualcos'altro, grazie comunque", solo che a dirlo mi sento un pirla, penso che magari questa fatica sia normale, che nessuno mi obbliga a fare tutte le vasche e, soprattutto, che fino a qui ci sono arrivato e che sto bene, quindi...un'altra vasca!
Tagliando il riassunto continuo a nuotare fino alla fine, 55 vasche di cui 5 a delfino, con le braccia che faticano molto a muoversi, ma arrivo alla fine...distrutto, ma ci arrivo.
Non ho il minimo sospetto di cosa ho combinato!
Mi rendo conto di essere molto stanco...davvero molto! Ma sto bene, decisamente, quindi esco, vado a cena, e poi al pub. Arrivato li vado in bagno e...sorpresa! La mia pipì è diventata coca-cola!
Sospetto la presenza di urine nel sangue, immagino a causa dello sforzo, e ci starebbe pure, ma sto bene e non ho disturbi. Ciò nonostante inizio a informarmi su come dovrei comportarmi se si trattasse effettivamente di quello, e mi consigliano di aspettare fino alla mattina successiva. Bene.
Finisco la serata e torno a casa, vado in bagno e...di nuovo!
A questo punto non è più un caso. Chiedo e mi dicono di andare in pronto soccorso. Così faccio...solo che sono le 2:15 del mattino, e vi lascio immaginare quanto sono stanco!
Arrivo in pronto soccorso e inizio ad avere dei piccoli cali di pressione. I medici non capiscono subito cosa mi è successo, e vi risparmio la trafila, quello che intuiscono subito però è che nel mio sangue e nelle mie urine c'è una imbarazzante quantità di "roba" in più che mi fa rischiare il blocco renale, quindi mi tengono in osservazione per tutta la notte riempiendomi di flebo di acqua e glucosio, per aiutare i reni nel loro lavoro.
Entro la mattina le urine tornano gialle, i medici mi chiamano a colloquio e mi dicono che intendono ricoverarmi (mi chiedono anche, almeno 200, volte, se faccio uso di droghe, anche occasionalmente, anche magari se un amico me le può avere fatte assumere contro la mia volontà e conoscenza, e minacciano addirittura di farmi i test tossicologici dato che sistematicamente nego ogni uso di droghe).
Mi spiegano che il colore delle urine è un effetto collaterale di un processo chiamato "rabdomiolisi", che interviene quando si sottopone il proprio fisico ad uno sforzo troppo intenso per il quale non ci sono energie.
A questo proposito devo dire che da almeno 3 mesi ho drasticamente ridotto la mia assunzione di zuccheri, o quantomeno degli "zuccheri aggiunti", allo scopo di eliminare i rossori che a volte ho sulla pelle (effettivamente spariti). Questo, unito al fatto che non ho avuto il buon senso di mangiare qualcosa prima di tuffarmi, ha fatto si che non avessi quasi nessuno zucchero disponibile al momento dello sforzo innescando, quindi, la rabdomiolisi.
La rabdomiolisi "mangia" i muscoli, in particolare le loro proteine, allo scopo di bruciarle per produrre energia, liberando però nel sangue quelle scorie che danno il colorito anomalo e dosi massicce di un enzima chiamato CPK.
L'enzima in questione, poi, continua ad alimentare il processo che quindi prosegue anche dopo lo sforzo.
Se le "scorie colorate" erano un problema, l'abbondanza di CPK nel mio sangue era il vero dramma. In condizioni normali la concentrazione nel sangue è indicata numericamente fra 100 e 150, massimo 600, io ero a 185.000!
Questo significa che rischiavo il blocco renale, da un loto, e la distruzione dei muscoli, dall'altra. Alte concentrazioni di CPK, infatti, provocano alla lunga malattie quali la distrofia muscolare.
Il ricovero quindi è stato dovuto al necessità di monitorare lo stato dei reni e la concentrazione dell'enzima. Per agevolare la ripresa mi hanno fatto assumere 2,5 litri di flebo al giorno per una settimana, e alla fine i valori sono rientrati. Ora devo solo continuare a bere abbondante e fare un controllo fra una settimana.
Se ve lo state chiedendo la risposta è si, tornerò a nuotare, ma con più calma. Sto cercando di capire qual'è il giusto comportamento e compromesso da prendere in merito all'assunzione di zuccheri in occasione di sforzi fisici.
Per il resto tutto bene! :D
PS
Mi permetto di sfatare qualche mito:
- la cosa non è dipesa dalla dieta povera di zuccheri, quantomeno non solo e non direttamente
- non sono mai stato in coma
- non sono andato in blocco renale
- non ho mai avuto dolori
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( 2.8 / 31455 )Il ricordo
venerdì, 3 ottobre, 2008, 01:36 - Personale
Parlami di me, perché ho bisogno di sapere che mi ricordi, che mi guardavi...Ho visto un film questa sera, e ho capito, o forse solo consapevolizzato, quanto ci faccia sentire importanti, ci metto dentro tutti, il sapere che qualcuno ci ricorda.
Vedo questo nella storia, l'immortalità delle persone, di tutti coloro che, anche involontariamente, hanno lasciato un segno e magari quando sono arrivati alla fine hanno sperato che quanto avevano fatto avesse avuto un senso e che per quello sarebbero stati ricordati.
Penso alle fotografie del passato, a quelle facce ingiallite sulla carta sciupata, immobili da ormai tanti anni. Li fisso e mi sembra sempre di sentirli. Leggo i loro volti come a cercare un'emozione, un sussurro, qualcosa. E spesso mi parlano. Anche solo, nella peggiore delle ipotesi, so che c'erano.
Tre settimane fa ho scoperto chi era il bisnonno che mi ha dato il cognome, si chiamava Antonio. Alla prima occasione ho chiesto e scoperto che ciò che il suo viso mi aveva suggerito era vero. Ora io so, e lui continua vivere, in qualche modo.
C'è una linea di confine nei nostri ricordi, oltre la quale non siamo in grado di andare, i nostri primi anni di vita, quelli che solo i nostri genitori o le persone più vicine ci possono raccontare.
Ci si sente importanti...o io almeno mi sento tale.
Mi piace l'idea di poter raccontare quello che so a chi verrà dopo di me. Vorrei poter un giorno spiegare ai miei figli chi sono stati i loro avi, parlargli di loro, dirgli che li salutano.
Nella mia mente chi verrà dopo di me ha già una forma, un'idea. Penso ad esempio ai figli che potrà avere mia sorella; vorrei che un giorno sappiano che, prima ancora che venissero concepiti, io li stavo già pensando. E lo stesso succede per i miei, e i loro figli dopo di loro.
Una specie di eredità.
Quando mia nonna è morta ho voluto scrivere tutto quello che mi ricordavo di lei, o quasi. Non volevo mi sfuggisse, non volevo trovarmi dopo degli anni a rimpiangere di non aver messo nero su bianco quel ricordo che magari nel frattempo se ne sarebbe andato.
Ora è come se sentissi il bisogno di ricordare a tutti che li ricordo. E' un pensiero dolce, veloce da fare con la mente ma molto meno con le parole, e quindi lo affido a poche immagini sparse che, mentre scrivo, mi ricordano perché questo percorso ha un senso.
Ripenso a delle carte gettate su un banco e a lacrime mentre parlo davanti a un'aula. Ricordo spiderman in corridoio una sera e la prima volta che ti ho detto che ti voglio bene...te ne voglio sempre! Ricordo come volavi sul ghiaccio e le gite coi finestrini giù e George Michael a palla. Ricordo il primo giorno di università fuori dall'aula e la sera che abbiamo fatto pace. Ricordo quando ti ho augurato di guarire e come rimproveravo a Dio che io ti volevo bene, quando t'aveva portato via. Ricordo il tuo alito e il tuo profumo quando in piscina mi facevi volare in aria e quando ti ho salvato la vita. Di te poi ricordo tutto, specie quando ti ho ricordato che la tua vita non siamo noi, ma sei tu...e quel giorno che mi portasti a vedere la "vittoria alata". Ricordo la pastasciutta con le scaglie di grana e i tuoi occhi azzurri. Ricordo quando mi hai chiamato per la prima volta "uomo" e quella notte in un prato in montagna quando eravamo unici. Ricordo quando mi hai preso a pugni e quando ci nascondevamo a scuola con le nostre ragazze. Le estati in piazza, tutti davanti a una chitarra, i video girati che a distanza di anni sono una delle migliori cose che abbia fatto, "flipper boia", "la torta" e un'infinità di altre cose.
Le scrivo come avessi pausa di perderle o di dimenticarne qualcuno, come se a non ricordare qualcosa facessi un torto a chi di quel ricordo fa parte. Beh, sappiate che ricordo molto altro.
Mantenete i vostri ricordi.
...e raccontateli.
PS
...di come piangevi quando ti hanno detto che tuo figlio, mio padre, era molto bravo.
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( 3.1 / 138 )Lester Burnham e Tyler Durden
sabato, 27 settembre, 2008, 01:25 - Personale
Tanta gente ultimamente mi parla di come si sente contenta di sentire di aver preso in mano la propria vita, e lo sento dire così di frequente che ormai ogni volta che mi capita storco il naso, quasi la vivessi ormai come una frase fatta.Non che ci sia niente di male nel prendere in mano la propria vita, ma, mi chiedo, cosa accidenti vorrà mai dire?
Non sarà mica che, per caso, tutte le persone che escono da un periodo un po' più difficile del normale, nel momento in cui recuperano serenità e capacità di agire, iniziano ad avere la sensazione di potersi condurre dove vogliono?
Che poi questo succeda o meno è del tutto irrilevante, tanto quello che penso è che uno ha in mano allo stesso modo la propria vita in qualsiasi momento, e anzi forse ce l'ha di più quando pensa di non avercela.
Quello che si avverte è una sensazione di benessere, comprensibile. Ma fra avere quello e, in alternativa, la forza di tirarsi fuori da un'auto in fiamme, per dirne una, penso che varrebbe di più avere la seconda.
E' un po' l'eterna sfiga di noi uomini: godiamo poco della fine delle sfighe, soffriamo per la fine dei paceri e quindi siamo sempre insoddisfatti...spesso, se non altro. Abbiamo questo eterno bisogno di sentire che ci stiamo dirigendo nella direzione giusta.
Che sia giusto?
Prendo due significativi esempi, uno alla volta.
Tyler Durden. Se non sapete chi è non è un buon segno. Beh, lui diceva "smetti di cercare di essere perfetto e cerca solo di lasciarti andare", nonchè "è il momento più importante della tua vita e te lo stai perdendo perchè sei altrove".
In una delle sequenze chiave procura una bruciatura chimica al suo "io" e lo costringe ad accettare di vivere il dolore che sta provando...per poi poterlo far cessare, ma accettandolo.
Lester Burnham invece non cerca di vivere il dolore come esperienza, ma rifiuta ogni stereotipo, ogni responsabilità, decide per se e si concentra su cosa vuole. Nel farlo sembra buttare a mare la sua vita e invece, in realtà, la ritrova. Di fatto si lascia andare.
Interessante.
Immagino ci siano migliaia di strade per arrivare allo stesso punto, come per l'induismo, ma quello che sembra accomunarle è un po' l'idea del "lascia andare" e "ascoltati", forse semplicemente il darsi una risposta alla tutt'altro che banale domanda "cosa faresti ora se avessi la totale libertà di scelta?"
Inutile sottolineare che con ogni probabilità questa libertà la si ha, ma non è nemmeno questo il punto.
Il punto è che, temo, il "prendere in mano la propria vita" come di solito viene inteso non sia il "lasciare andare e ascoltarsi", ma anzi l'aderire in modo più concreto e preciso ai canoni della nostra civiltà. Gioia probabilmente illusoria.
Nello scriverlo io per primo non sono sicuro di cosa sia meglio o più giusto, so solo che stasera sto ascoltando i Doors e quindi i pensieri mi volano per la mente più veloci e imbizzarriti del solito, quindi mi limito a "lasciarli andare", e a ognuno le sue conclusioni.
PS
Rivedetevi "American Beauty" e "Fight Club".
PPS
Mi è piaciuto usare l'aggettivo "imbizzarriti".
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( 2.9 / 1112 )Back to the '80s!
mercoledì, 17 settembre, 2008, 22:01 - Personale
Grande festa anni '80!Il 4 ottobre organizzo, con soci e amici, una festa in ufficio a tema anni '80.
Garantisco un grande spettacolo e divertimento per tutti. L'ingresso sarà di 10€ all-inclusive (mangiare e bere senza limiti). Se non si viene vestiti a tema (*) l'ingresso sarà di 12€.
Sentitevi liberi di estendere l'invito, e fatemi sapere se e in quanti venite!

(*) Per "a tema" si intende qualsiasi abbigliamento che abbia a che fare con:
- il modo in cui ci si vestiva negli anni '80
- personaggi di film, telefilm o cartoni animati degli anni '80
- il look di cantanti o musicisti anni '80
- varie ed eventuali che non mi vengono in mente
Non c'è la selezione all'ingresso ovviamente, ma tenete presente che mettere una giacca nera di pelle non vi rende Michael Knight (Supercar)! :-D
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( 3 / 948 )Wish you were here
martedì, 16 settembre, 2008, 10:30 - Musica

Richard Wright, 1943-2008
Si è spento ieri Richard Wright, tastierista e fondatore dei Pink Floyd.
Poche parole, non mie, per un doveroso saluto...
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